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mercoledì, marzo 31, 2004
Mia cugina Virna faceva già le vasche per il corso.. normale, avrà 10 anni più di me, e per la prima metà degli anni 80 l'età, specie alle nostre, aveva una certa importanza. Si avvicinò quasi correndo verso di me e sorridendo disse il mio nome e mi stampò 2 baci sonanti sulle guance. Il moroso, dietro, sorrideva.
"E' una dark....." pensai, e continuavo a fissarla con un misto di stupore e terrore.. Figuriamoci, a Vercelli poco prima della metà degli anni 80... c'erano paninari, i brufolosi arrapati con le Timba, le piccole mestruate un po' bagnate in Naj Oleary; qualche nucleo di punk (d'altra parte gli Indigesti venivano proprio da qui!) irriducibile e degli anni furiosi di cui racconta Bernelli nei ragazzi del mucchio.... ma di dark ben pochi.. Milano era più vicina negli anni 80, Torino era vecchia e lontana. Ora pare essere il contrario. Oddio, poi per me è sempre stata Torino.. e Torino rimane...
"E' una dark...." mentre io ero attratto dalle insegne luminose dei baffi azzurri, dai galletti che ornavano i piumini, dai sorrisi splendenti delle bionde nordiche coi risvolti ai jeans... ma quel nero, quel gusto per la malinconia mi affascinava... nella mia ingenuità ero un ibrido che virava i colori delle calze a rombi verso il nero e il neogrigio... Non era facile nelle scuole medie della provincia nebbiosa cantare fade to grey e innamorarsi dell'oscurità, pettinarsi col ciuffo wave e leggere di Illuminazioni che non potevo capire... Arrivarono i Jesus and Mary Chain, poi arrivarono da Seattle a cercare di togliermi l'abito grigio, io lo coprivo con nuove vesti, ma era la mia pelle di sempre, cercare il lato obliquo del triangolo rettangolo. E' la mia pelle di sempre quando nell'ufficio dei letamai per un attimo Iso, il dutur, scosta il pensiero da se e sogna un'emozione that's fades to grey...
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lunedì, marzo 29, 2004
Una scrivania marrone scuro, con una macchina da scrivere a lato, moquette ... colori discordanti: questo è il mio ricordo principale degli anni '70. Nello studio di mio padre sedevano su poltrone nere di plastica, colleghi di lavoro dalla penna facile, persone tanto adulte che non erano però più vecchie di quanto lo sia io ora. Una lampada arancione di forma tozza e buffamente cilindrica illuminava i visi aguzzi e le ombre stranamente deformate si stampavano sul verde acido della moquette: arancione, nero, marrone, verde... i colori degli anni 70, si, i colori di metà anni 70, perchè poi quello studio divenne camera mia, una splendida moquette rossa, fitta e folta, come negli anni 70. Ma lo studio di mio padre sarebbe uno splendido ed attuale ambiente per un film porno, ma io non riesco a vedere donne, non riesco a immaginare amplessi, ricordo solo un piccolo vivace che camminava a gattoni sotto le poltrone e spiava i discorsi cronistici ridendo quasi di nascosto per piccoli pensieri.
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venerdì, marzo 26, 2004
I muri della città la notte si scrostano di polvere grigia, urlano, bloccandosi, i dolori di chi è appoggiato a loro; le pailettes del cinema a luci rosse sono così vicine... orgasmi eruttano tra quelle pareti di olio e di puzza. Similitudini e parallelismi puramente statistici. L'inverno si suicida in un sussurro ciclico, uccide l'amore e le sue sofferenze gravide di sangue sporco. Ballo sulle sue tombe ogni sera ad un ritmo cadenzato. Ah... la New Wave...
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mercoledì, marzo 24, 2004
Simona di "Vita da Single" (primo link a sinistra) mi ha intervistato assieme a Schiele.. Un po' mi svelo, compresa l'immagine...
http://faccediblogger.splinder.it
fateci un salto...
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lunedì, marzo 22, 2004
La mia ombra si stacca da me, evanescentemente invisibile volteggia nell'aria, atterra nel tuo mondo. Mi racconta di un sorriso, mi racconta di una voce un po' nasale, dei tuoi capelli neri, della tua bocca disegnata e perfetta, del corpo di fianco al tuo e dei suoi occhi nei tuoi. Sorrido, sei ritornata in un momento e sei sparita quando la mia ombra si è dissolta tornando al suo corpo: non posso incontrarti, perchè gli attimi rimarrebbero attimi, non posso sentire il tuo profumo perchè rimarrebbe solo un ricordo, non posso abbracciarti perchè mi dovrei staccare. Nessuna sconfitta, solo la mia perdita di te, la tua perdita di me... Sorridiamo entrambi di lacrime amare. Time was over, love was dead. Circostanze naturali dice la nostra reale autopsia. Nessuno ci nega una profonda nostalgia. Sai, in un punto siamo rimasti attaccati e lo rimarremo sempre.
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sabato, marzo 20, 2004
Parole da centellinare per il nulla cerebrale, in pasto delle immagini vomitate in carta kodak, che non sviluppano pensieri da turbare. La comprensione è mera utopia, non cercatela in me. Piangi? Ti darò tutto il mio livore e la mia cattiveria ghignata Ridi? Raggelerò il tuo sangue con uno sguardo. Arriverò sul punto di farti venire per fermarmi, bloccarti le mani e guardare soddisfatto la tua frustrazione. Ci sono occhi da riempire di dolcezza e di splendido amore. Rimando l'ennesimo appuntamento.
postato da: ISO9660 | 10:47
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venerdì, marzo 19, 2004
C'è una bella novità nel mio blog musicale...
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Post di servizio
Ho aperto un nuovo blog dove parlerò esclusivamente di musica, recensioni, gusti personali, progetti personali.. insomma.. il mio lato prettamente musicale... Lo trovate all'indirizzo http://isoplays.splinder.it/ I commenti sono graditi anche li!
postato da: ISO9660 | 11:50
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mercoledì, marzo 17, 2004
Farsi mangiare il cuore. Il passato sempre meno mi appartiene, resto attaccato con un filo sottile che si sta inesorabilmente spezzando... "E' difficile camminare sul ghiaccio, però la gioia del rischio che ti porta a scivolare sulla lama del piacere profondo dell'insicurezza".. quante volte ho associato certi versi a certe immagini, irrazionalmente, ma sono ancora tutte fissate nella mia mente, cinema di periferie dalle nere pareti e dal sipario sgualcito. "Con gli amici che se ne vanno, i sogni si consumano piano" ci sono fratelli, sorrisi complici, racconti di altra età e di un'età che inizia a schiacciare ed inglobare.. chi può. Anni che non si cancellano ma restano vividi nonostante ragnatele pericolose che cercano di impedire l'accesso. Darkpunk, leggermente freakkettone, terribilmente dandy... l'immaginario reale, della collettività, mi vuole così, mi adeguo senza troppa fatica. SONO COME TU MI VUOI! aNCHELEragazzeDELdRIVEiNhANNOlasciatoiCOSTUMIeSONOandateINvACANZA! Passato... dove sei, vieni a prendermi... in giornate che siano meno luminose, di oggi per accecare di luce propria chiunque incontri, e poterti segnare a dito e farmi segnare...esserne felici. Eravamo ragazzi un po' nervosi ma intelligenti... siamo andati via... ti sposerai? mi sposerò? mi sposerai?
(quante domande serie ci facevamo e ci facciamo ora ridendo, vecchi compagni) anepalam a edev is iggo Il mio teatro sta lentamente crollando la sua rappresentazione. Calando il sipario sulla vecchia vita. Buonanotte, signori.
postato da: ISO9660 | 21:13
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domenica, marzo 14, 2004
Ho il piacere di postare un altro mp3.. forse avevo già postato il testo, lo rifaccio nel beneficio del dubbio.
CENTORIS (scaricalo qui, 1 mega circa)
DIPINGO SUL NERO
PERSONE CHE CAMMINANO NEI NERI VOLTI DELLA CITTA’
NON ASCOLTO SUGGERIMENTI SOMMESSI
CHE MI DICONO DI INFURIARE UNA BATTAGLIA NEL MIO CUORE
SALTO LARGHI POZZI IN CONTINUAZIONE
PER CADERNE IN ALTRI SEMPRE PIU’ GRANDI
MENTO AL SOGNO CHE MI MOSTRA LA TROMBA DELLE SCALE
SEMPRE PIU’ OSSESSIVAMENTE
SPERO DI VEDERE UN ALOGENO CHIARORE
RISCALDARE QUESTA PORTA E QUESTA STANZA
CHE PORTA SEMPRE PIU’ SOTTOTERRA
DIPINGO SUL NERO
PERSONE CHE CAMMINANO NEI NERI VOLTI DELLA CITTA’
CAMMINO SEMPRE PIU’ NERVOSAMENTE
VOLTANDOMI AD ASPETTARE NESSUNO CHE MI SEGUA
SENTO SOTTO I PORTICI NERI I MIEI PASSI RIMBOMBARE
E TUONARE SORDI DENRO DI ME
INTANTO VOCI DALLO SFONDO SI INSINUANO ED URLANO
CONDANNANDOMI DELLE LORO ACCUSE
SPERO DI VEDERE UN ALOGENO CHIARORE
RISCALDARE QUESTA PORTA E QUESTA STANZA
CHE PORTA SEMPRE PIU’ SOTTOTERRA
SPERO DI VEDERE UN ALOGENO CHIARORE
RISCALDARE QUESTA SCALA E QUESTA PORTA
CHE PORTA SEMPRE PIU’ SOTTOTERRA
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sabato, marzo 13, 2004
Inciampando su un filo spinato, il sangue sgorga a fiotti sporchi svelando la città. Via aperta tra vecchie mura, fessura rosa ed umida in cui mi infilo e mi agito violentemente.. Ho rotto le reti ed i cartelli arrugginiti in un respiro più profondo. A mezz'aria brillantini per i beceri scintillano la loro idiozia incrociando i tram dei disadattati volti di smegma giallo. Sprofondano sempre di più nel vortice dei disperati, ma non ci sono mani che si tengono e cuori che si toccano. Infetti tra i muri roventi d'acciao ci siamo strusciati per sterilizzare il male fuenti siamo usciti scorticati, con uno l'odore dell'altro, e la vittoria dei sensi nella rovina dei vostri sogni.
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giovedì, marzo 11, 2004
Un fuoco dentro... soffio in me ed eccomi torcia umana ad urlare per la città. Incendiare lenzuola bianche, palazzi blindati, negozi di fiori con le rose fresche. La pioggia cade su di me vaporizzando il mio profumo, la nebbia sale avvolgendomi e prendendo fuoco di me. La città in un attimo brucia del mio fuoco. Il barbone si aggrappa a questo tepore, qualcuno mette muri alle pareti. Ci sono spermi di fuoco che fluttuano nel vuoto, grida di orgasmi femminili esaltati dall'ustione. ...ora... Mi spengo, e mi siedo compiaciuto a guardare la mia devastazione
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martedì, marzo 09, 2004
Se n'era andato, furente, gli occhi piccoli erano coperti da schiume rossastre, i pugni per aria tunavano minacciosi accasciandosi sulle scrivanie di uffici vuoti. La piccola grande, più avanti accarezzava la sua bambola, lui se la mangiava con veli di tristezza e tenerezza. Era tornato con lo sguardo scusante, sincero, ed un sorriso trovava il mio... sciogliemmo il ghiaccio più secco che lo separava dalla vita. E' vero che forse, sotto alle scorze più dure ci sono laghi di bianca dolcezza in cui immergersi anche solo per un attimo.
postato da: ISO9660 | 21:29
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domenica, marzo 07, 2004
Troppe parole scagliate nell'impeto del giorno dai bordi di un pozzo vuoto, scavano e divorano un animo segnato. Fiori verdi nei cappelli del prete si confondono alla vista, che ha trovato la stabilità nel caos della città. Ho calpestato senza remore e domande. Mi sono svelato fino al parossisimo. I miei discorsi sono gli stessi da una vita, ogni MIO giorno è una MIA vita. Nuova. Ricostruire case che stanno per crollare. Bruciare case che stanno per essere costruite. E tu? ....esisti....
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venerdì, marzo 05, 2004

"...forse ti ho lasciata che piangevi nel sottopasso..."
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mercoledì, marzo 03, 2004
L'odore di morte dal tuo corpo sudato, il tuo orgasmo che urla sotto il mio selvaggio. Violenza che rovina dentro di te ketamina piaghe nel sesso che sanno di rum. nessuno tradurrà mai le tue parole, non troverai mai nessuno che lo farà per te. Sei orribilmente sola... sola.. sola.. ketamina nella tua testa rimbombi per sempre.. sei sola sei sola sei sola.. Al mattino, alla sera.. sola.. continuo martellamento.. sola sola .. sola... Nessuno si coinvolge oltre le tue sensazioni affannate Sei ormai sciolta di vita ketamina andata via. Ti accasci molle e sola, sui muri ricoperti dal rifiuto del tuo stomaco ketamina il tuo corpo graffiato e stuprato lo lasci calpestare dai desperados. E piangi d'assurdo. Sei ripugnante e sola.
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martedì, marzo 02, 2004
Post assolutamente inusuale
Dopo 15 anni di musica e di "concerti" mi ero ripromesso di non suonare più dal vivo se non si fossero verificate determinate situazioni. Ho passato dei bei momenti, i primi "live" in birreria o per le strade di Vercelli sono stati emozioni allo stato puro che porterò sempre con me; ho diviso coi palchi di mezza Italia molte delle mie serate; suonando con gli X209 (l'unico gruppo "reggae dark" italiano, credo) specialmente ci sono stati dei momenti veramente "storici", come la vittoria in uno di quei concorsi dove contano i voti degli amici che ti portavi dietro, pur non avendo la minima claque (si scriverà così?), oppure quando ci spensero l'impianto audio perché eravamo finiti, tipo i Blues Brothers, in un locale dove facevano SOLO blues... Coi Roulette Cinese ho avuto la possibilità di suonare nei locali più conosciuti del Nord Italia e di fare musica che veramente mi entusiasmava: un progetto più unico che raro quello che portavamo (e portano tutt'ora) in giro. Coi Fieuj D'Noè abbiamo girato tutto il Piemonte... dai centri sociali, ai circoli folk, alle manifestazioni di recupero delle tradizioni locali... Insomma, molti anni passati a provare, a suonare dal vivo nei locali più disparati... fino ad agosto dell'anno scorso, quando, dopo l'ultima esibizione prima dello scontato scioglimento degli X209, decisi che non avrei più suonato dal vivo se non si fossero verificate particolari situazioni: ero stanco di viaggi in macchina interminabili e luoghi per dormire improvvisati nelle soffitte, del pubblico della birreria che ti ascolta solo nel momento in cui fai una cover, o delle pedane degli oratori, delle notti passate a smontare impianti, del tornare a casa alle 6 ed alle 7 partire per andare a lavorare o in uni.. Mi convinse solo quest'ultima proposta, sulla carta veramente irrinunciabile, sulla carta appunto, perché dal mio ultimo post credo si comprenda bene cosa sia successo nella realtà. Per questo è tornato il momento di pensare.. se dopo 15 anni di musica dal vivo, anche di fronte a eventi di apprenente primo livello, mi ritrovo una realtà più che avvilente, e se non riesco, nonostante fosse il mio primo concerto da solista, a riassaporare certe emozioni, forse è il caso di essere decisamente più selettivi, e forse tirarsela anche un po'. Ovviamente continuerò a far musica, sia la mia, sia le collaborazioni con i Roulette Cinese in studio o con chi mi stuzzicherà, ma dal vivo... Forse trovarsi davanti a 25 persone in una palestra di un paese sperduto senza un minimo di organizzazione ed una totale improvvisazione da parte di chi dovrebbe occuparsene, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso... A fine anni 80 c'era ancora l'eco del punk... alla soglia dei 30 di quel movimento non è rimasto nulla, ed anche quello spirito che tanto amavo, si è fatto inutile per me.
postato da: ISO9660 | 21:57
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lunedì, marzo 01, 2004
Una stagione all'inferno, la neve inonda lo scorrere delle ruote, assorbe i pensieri... "Grandina?" "No a fioca!", 800 km a sud.. a fioca, nevica. Una palestra piccola e triste... Iso apre il sipario desolatamente attacca: nebbia e fumo... rabbia e violenza dentro. Si sentono i singoli applausi, ancora rabbia e furore, skizzi elettronici nelle pareti e nelle scarse paia di orecchie... dietro quadri inesistenti si conclude e cala il sipario sulla vita della sera. Squat della notte, tra avanzi e unti... il punk è finito, restano i panni sporchi che nessuno vuole lavare. La voglia di ripartire, casa mia, e più rabbia.. e delusione, se possibile, signori...
postato da: ISO9660 | 21:03
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