[ iSo / enten eller - città stuprata]
Parole, musiche, immagini degenerative
 



lunedì, settembre 27, 2004

Ho spezzato ritmi sincopati e martellanti,
claudicante inseguire, in lieve affanno,
ciclista traballante tra saliscendi.
Ho spezzato quel ritmo per un intarsio perfetto;
ma la mia chitarra maldestra non si incastra,
involontario suono sghembo, sballato:
ho sbagliato il tempo...
ancora una volta ho sbagliato il tempo.
Ed è strano come un musicista sbagli sempre il tempo: per entrare o per fuggire.









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sabato, settembre 18, 2004

Modulare i miei pensieri, gli algoritmi cerebrali circumnavigati: ho strumenti perchè le mie urla lievitino oltre il muro gravitazionale.
Sangue sinaptico scorre portante verso le mie dita, stimolo nervoso, tasti impostati,
per un suono nuovo.
Arrapicarsi Sulle corde di Aries, senza compromessi ma con accordi certi, tagliare le frequenze col passato... sentirne solo l'eco delle risonanze.
Le onde pulsanti si infrangono su rumore rosa, switch on my brain.
And the radio plays.







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sabato, settembre 11, 2004

Ho chiamato l'angoscia divoratrice mattiniera,
palla di cemento implacabile affondatrice:
ha avuto paura.
Di me.
Lei apre le sue gambe e lascia bere i suoi umori.
calde braccia grasse avvolgono del vivere quotidiano .
Fino alla sera.
Non voglio che mi aspetti domattina.








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martedì, settembre 07, 2004

Da finestre credute sbarrate, immoratli ospiti sono arrivati,
banchettano ridendo, aprendo i miei servizi alle loro volontà.
Follie di gioventù passate...
Dilaniami gelosia folle.
In queste strade a Torino divampano le occasioni,
futilità per una scusa: la mia solitudine.
Voluta cercata, ingiuriata, violentata.
Apro loro la porta, immortali ospiti,
accomodatevi.
Quest'abitudine! Routine insostituibile.










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domenica, settembre 05, 2004

I giovani sono venuti a cercarmi
ma io non ero a casa.
I giovani, i giovani
sono venuti a cercare me,
hanno sfondato la porta, hanno deriso il mio letto prigione
mi hanno detto
cosa fai li dentro
ma perche' ti nascondi
fuori il mondo cammina e va avanti senza te

Quando lei se ne andò
io decisi che forse era meglio lasciare la mia porta aperta
e aspettare che l'amore ritornasse insieme al suo volto
da me.

Ma vennero ladri, vennero ladri e puttane
a prendersi tutto quello che avevo
che volete da me
io non vi ho mai voluti al mio fianco
che volete, voi, da me?

Poi un giorno pensai
che forse era meglio gettare alle ortiche
tutto quanto il passato
ma chi se ne importa
...e lei chissà se ancora ci pensa se pensa a me...
Ho aperto i miei occhi
spalancato le gambe e le braccia
e sentivo milioni di anni
di sconfitte e di marmo
teso contro la mia povera pelle.

Poi un giorno ancora
due labbra diventare un sorriso
e un giorno i giovani
sono tornati ad amare, me.

Federico Fiumani (Diaframma)





































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mercoledì, settembre 01, 2004

Vetri smussati, la fine della mia dolcezza;
fitte reti scure, due occhi potrebbero strapparle:
penetra il tuo sguardo oltre le tue osservazioni.
Trame di morbido rame, sinuosi piedi per camminare,
senza cadere, senza tremare.
Le mie lame taglienti illusioniste
sciolgono ruvide mani in tenui carezze,
un sorriso in controluce, riflesso sul muro bianco,
è melodia soffusa che tondeggia le mie rudi asprezze.









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