[ iSo / enten eller - città stuprata]
Parole, musiche, immagini degenerative
 



domenica, gennaio 30, 2005

Se la notte mi ha regalato il tuo sogno,
qualcosa in più,
   di vicinanze di mani,
      di occhi intrecciati,
         di gesti distratti,
                       è stato. 
Me lo ripeto, nel flirt dell'onirica notte chimica ci continuiamo a trovare.
E' quello, è quella fabbrica abbandonata, sono quei montacarichi divelti e quelle porte sbarrate.
Su un tappeto di pelo sintetico si mette a fuoco l'immagine di un padre femminile che piange.
Quando la vita passata è solo un grande dubbio, diventa l'ossessione del rimorso.

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domenica, gennaio 23, 2005

Apprezzo i vortici di pensiero che mi avvolgono la sera...
Si intrecciano tra fumi anellici, reali congiunzioni delle anime di me stesso, uno e trino di personalità dissonanti.

Ho imparato a mentire a me stesso.
Ho imparato la severa lezione della mie paure.

Che sono tre! Numero perfetto di divina entità, di Santo e di sangue di ragazzina Vergine e Madre 
Dietro quale simbolo si nascondono le case devastate? 

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domenica, gennaio 16, 2005

Gli strani giochi della mia ombra fuggita si inseguono in una nera camera oscura dalle lenti appannate.
Quante sono le ombre che si inseguono in penoso attendere agli angoli oscuri della stanza in 3-D?
Dov'è la pace per chi ha distolto il proprio corpo dalla ragionevolezza,dal calcolo e dalla geometria?
Sono un calcolo perennemente sbagliato e mai pisciato,
sono l'assonometria senza prospettive di rilievo,
sono il gufo che non è quello che sembra,
sono la chiave scomparsa del mio ego,
sono quell'ombra convessa, distorta
da una vecchia camera oscura.

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giovedì, gennaio 06, 2005

 Aspetta fremendo di ripartire,
l'ultimo treno rimasto agganciato al binario morto.
Rigide lame condurranno la sua corsa,
potrà rallentare, accellerare, fermarsi e ripartire,
il suo percorso è segnato.
Voglio liberare gli schemi quadrati, nuove forme ellittiche, colori cangianti come suoni di drones,
profumi di oppio e di pepe, pianure immense di rifiorenti prati.
Saltare sui cartelli stradali che si prendono per mano.
E salutare i volti incoscientemente sorridenti ai finestrini.








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sabato, gennaio 01, 2005

La poesia dei miei auguri

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale













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